Il bambino del mare


L’isola era di una bellezza disarmante.
Energia, incanto, magia. Quella era l’aria che si respirava  all’interno di questo piccolo paradiso terrestre.
Distese di papaveri, girasoli e lavanda alternavano i colori classici dell’isola, il mare di un azzurro cristallino, le dune di una sabbia bianchissima.
È qui che viveva una famiglia di pirati. O almeno così la definivano.
Perché era vero che saccheggiavano le case altrui, ma lo facevano stile “Robin Hood”, togliere ai ricchi per donare ai più poveri.
Si servivano di un veliero maestoso e costruito con un legno robusto, l’albero maestro era davvero un portento.
Al centro di questa famiglia c’erano loro, Barbara e Daniel. Lei, donna magnetica.
Le forme nei punti giusti, spalle larghe, gambe sottili, seno sodo e di media grandezza.
Occhi profondi leggermente allungati, capelli lisci e castani che di sovente portava legati in una coda, fronte scoperta.
Lui, uomo forte e sensibile.
Di piccola statura, baffi e pizzetto appena accennati stile “Tre moschettieri”.
Muscoli definiti e sorriso accattivante.
Il loro sogno era di formarsi una famiglia, in questo progetto avevano investito tutte le loro energie.
Barbara, attenta, che comprendeva il carattere di Daniel, a volte chiuso e taciturno, ma nonostante ciò gli stava accanto con amore e dedizione.
Lui che aveva una grandissima dote, la sapeva proteggere.
La faceva sentire sicura e importante anche se non glielo diceva mai.
Ma lei sapeva, aveva imparato i suoi silenzi.
Erano silenzi complici che appagano e che li univa.
Il capitano del veliero era il padre di Barbara. Uomo deciso e autoritario abituato al comando. La madre di lei, era la luce di questa famiglia.
Donna solare, disponibile, altruista, donava sorrisi ed amore perché erano in lei.
Barbara era figlia unica. Daniel, invece, oltre ai suoi genitori, aveva un fratello ed una sorella. Il padre si chiamava Otto. Già, otto come il numero dell’infinito.
Daniel lo aveva avuto in età avanzata, ma lo amava di quell’amore che portava il suo nome.
Di un amore infinito. La madre era per tutti una “chioccia”. C’era sempre.
Con il marito aveva un rapporto stretto, condividevano idee e pensieri ed era così che avevano educato tutti i figli, a condividere per il bene comune.
Il figlio maggiore si chiamava Anthony. Introverso e solitario.
C’era una grande passione nella sua vita, la cucina.
Con semplici ingredienti riusciva ad inventarsi magie.
Nell’isola aveva aperto un piccolo ristorante. Lo aveva chiamato Latin Quarter.
Cibi multietnici, atmosfera semplice e cordiale, facevano di questo locale un posto davvero speciale.
A dare una mano nell’attività c’erano Hanna e Charles, rispettivamente sorella e cognato di Daniel.
Hanna, donna gentile e minuta dalla voce sottile e soave.
Charles, uomo che amava la libertà e che l’aveva conquistata proprio perché l’aveva lasciata libera di esprimersi.
La forza di questa famiglia, la loro unione, condivisione ed il loro amore erano energia pura e vitale per l’universo.
Questo era il loro ruolo nel mondo, diffondere queste vibrazioni ricche di amore incondizionato. Poco prima di Natale, il sogno di Barbara e Daniel fu allietato dalla nascita di una bellissima bambina. La chiamarono Star.
In questo ruolo la donna riconosceva la sua vera essenza.
Madre attenta e premurosa. Le dava gioia prendersi cura della sua piccola.
Era davvero al settimo cielo.
La serenità di questa famiglia fu minata da un cambiamento climatico improvviso che mise a rischio la vita sull’isola.
Il mare era malato. L’acqua era sporca e piena di macchie oleose e maleodoranti.
La preoccupazione aumentava sempre di più.
Ma ecco che un giorno apparve sull’isola una misteriosa donna.
Disse di chiamarsi Josefina. Nascosta da grandi occhiali scuri e da un cappello di paglia color pesca.
Le vesti erano bianche, trine e trasparenze si alternavano fino ai piedi.
Era scalza e con la pelle leggermente abbronzata. Si muoveva sinuosa e leggera.
Si avvicinò alla giovane coppia che incuriosita le andò incontro.
Tolse gli occhiali ed il cappello. Il sorriso era aperto e rassicurante.
Li guardò entrambi con dolcezza. Sono qui per rivelarvi come salvare il mare.
Darete alla luce un bambino. Lo chiamerete Dylan. Il Dio del mare.
Appena nato lo immergerete nelle acque ed il mare guarirà.
Il suo destino sarà di riequilibrare le acque minate dell’universo.
Increduli ma felici si guardarono negli occhi.
Josefina era riuscita anche in un altro intento.
Ad unire profondamente le loro anime.
In quello sguardo finalmente si riconobbero.
Radiosi nell’apprendere che il loro progetto di amore familiare avrebbe salvato il mare.


Ph Barbara Piacentini

Piccola, Vittoria e la Coccinella


Era la Vigilia di Natale, il cielo era azzurro come non mai, l’aria asciutta e frizzante come solo a Dicembre puoi sentire.
Il sole splendeva alto e illuminava, insieme alle luci natalizie, le strade festose del centro storico.
Piccola, finalmente, era riuscita a ritagliarsi quel tempo prezioso per andare a trovare Vittoria. 
Elisa ed Andrea erano i genitori di questa splendida creatura. 
Piccola, si ricordava ancora, in maniera nitida, quando Elisa le aveva proposto insistentemente di conoscere Andrea, il suo nuovo amore.
Di Lui, l’aveva colpita il suo modo riservato e timido di abbassare gli occhi.
Ma se lo osservavi in profondità risultava essere un’anima garbata, ironica e spiritosa.
Elisa desiderava davvero con tutto il cuore di poter avere con Andrea, un figlio. 
E lei era arrivata, puntualmente come mamma Elisa aveva desiderato.
Era nata a Primavera, in un giorno di aprile.
Gli occhi vispi ed i capelli rossi come una vera diva del cinema! 
Spiritosa ed ironica come il papà, al quale appena nata aveva fatto la linguaccia!
A Piccola piaceva osservare i bambini, diceva sempre che da loro imparava molto.
Vittoria era energia pura di amore incondizionato.
Mangiava, dormiva ed era soprattutto molto curiosa.
Mentre Elisa le dava la pappa si posò su di lei una coccinella gialla con sette puntini neri.
Curioso – pensò Piccola – da dove era saltata fuori la coccinella?
Il tempo di un pensiero ed era volata via.
La notte di Natale, Vittoria apparve in sogno a Piccola.
Piccola….sono io Vittoria!
Vittoria???!!! Che ci fai qui, che sta succedendo????
Volevo farti comprendere il significato della coccinella, perché anche tu, come me, sei molto curiosa!
È vero – rispose Piccola – la curiosità mi rende viva!
Ti rivelo un segreto – accostando le manine cicciottelle all’orecchio di Piccola –
Quella coccinella ero io!!!! TU????!!!!
Certo, io sono una bambina “Cristallo” riesco a fare magie!!!!
Piccola osservò Vittoria intensamente e sentì che l’energia del cuore si stava espandendo in maniera vertiginosa!
Vittoria ricambiò lo sguardo intenso e pronunciò queste parole: Io sono l’espansione, la fiducia e la protezione.
Tu, mamma e papà siete in una fase di grande cambiamento.
Questo è il momento propizio per esprimere concretamente idee e progetti che erano in fase di ibernazione.
Dovete trasformare le vostre paure in pensieri positivi, affidandovi al processo di trasformazione in atto, così facendo imboccherete la strada della prosperità e del successo. 
Vedi come sembro piccola e indifesa?
In verità le mie elitre dure proteggono le mie diafane ali che mi portano in volo, avendo cura della mia parte delicata e leggera.
Ed è questo che sono venuta a rivelarvi: fluite leggeri come le mie ali di luce e la vita vi regalerà la magia dei vostri sogni.
I miei sette puntini neri faranno il resto.
La fortuna sarà sempre con voi perché é nel vostro cuore che è nascosta la verità: siete tutti esseri perfetti e preziosi!
L’ultima immagine che Piccola ebbe di Vittoria fu il suo visetto paffuto e sorridente che mentre la salutava disse: Mi raccomando non lo dimenticate mai!!!!


Ph Federica Sorbi